Scrivo ep. 02 – Guido Guglielminetti

Pubblicato da sopra Febbraio 5, 2019

La partenza è alle 7. La sveglia, prima. Non faccio colazione, non faccio grandi preparativi solo che da quando suona a quando mi alzo passa troppo tempo e sono gli unici istanti in cui mi sembra di dormire veramente. La strada è lunga ma è una della mie preferite, il sole illumina le montagne fin

La partenza è alle 7. La sveglia, prima. Non faccio colazione, non faccio grandi preparativi solo che da quando suona a quando mi alzo passa troppo tempo e sono gli unici istanti in cui mi sembra di dormire veramente.

La strada è lunga ma è una della mie preferite, il sole illumina le montagne fin dalla prima parte della A26. Adesso sono Rosa, più avanti solo bianche. Arrivo ad Asti, poi esco, seguo il navigatore. Sono nel barolo e non me sono nemmeno accorto. Le vigne sono spruzzate di bianco. Le montagne bianchissime. Le strade perfette e la radio mette anche qualche bella canzone. Sembra tutto un sogno. Il viaggio vale sempre la pena di essere iniziato e oggi il regalo del destino è fantastico. Arrivo a Peveragno e la neve non facilita il parcheggio. Il paese è tanto piccolo quanto bello. Trovo la casa dopo vari giri, suono, arriva Guido, entro nel suo studio.

Il bello delle mie interviste è che sono molto più emozionato io di chi incontro. Quindi inizio spesso a parlare mentre monto le strumentazioni, non mi tolgo quasi mai la giacca e la sciarpa (Si la stessa che uso da 4 anni ormai) e non penso molto a tutto quello che sta succedendo intorno a me.

Guido si siede subito a suo agio, alla fine è casa sua. C’è un piano, un computer con aperto già un programma di editing musicale, diverse chitarre e bassi. Il portacenere occupa un posto centrale ma non serviva vederlo per capire quanto fuma Guido, la casa ha quell’ottimo profumo di fumo che mi ricorda tanto la mia infanzia.

Si parla, così tanto che anche la telecamera si stanca e va in stand by. Io sono perso in aneddoti e nella sua dolce capacità di far passare tutto come semplice e spontaneo. Mi perdo nei concetti di essere quello che si è, nel duro confrontarsi con la figura paterna, negli accordi, nelle parole, nella musica. Passa più di un’ora, saluto, mi rituffo nelle colline innevate del barolo. Non mangio, bevo solo un bicchiere di vino bianco e riparto. Faccio delle riprese delle montagne perchè non posso non ricordarmi questo bianco sogno.

Mi ricordo che Guido quando sono arrivato mi ha chiesto come mai sono passato dal Barolo. E io ho pensato: Che cazzo, 3 ore di macchina e non mi godo questo spettacolo. Il viaggio è sempre la cose migliore!